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Read e-book ORA O MAI - Vivere per non Sopravvivere (Italian Edition)

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Quali chimere sognano dietro quella sua fronte unita ed opaca? Quali desideri hanno fatto il nido in quella testolina e colle ali sfolgoranti ne sollevano a quando a quando i capelli d'oro? Non lo so: non s'indovina il suono per vedere l'istrumento. Parola di spirito e sopratutto generosa! Non disprezzo se non due sorta di donne: quelle che non sentono amore, o sentendolo non ne hanno il coraggio. Quando si ama si osa. Che cosa importano le calunnie e le minacce? Mi capite, Mimy? Sapete un nome per la donna che rinnega il proprio amore, e mentre il cuore le si allarga generosamente nel petto chiama la paura a soffocarla colle sue mani di spettro, o mentre l'anima apre le ali chiama ancora la paura a mozzicargliele coi suoi denti corrosi di scheletro?

Mi alzai con violenza e apersi la finestra: non una stella o una nuvola; un fosco color di piombo, un cielo tetro come la mia anima. Volete la guerra: tanto meglio Quando ritorna Carlo?

Al di là, di Alfredo Oriani

Indovina come mi sono distratto. L'altra notte sono andato nella sua camera: dormiva colla testa penzoloni dai cuscini e col gattino favorito sul tappeto presso una sua lunga treccia mezzo disciolta. Il lume da notte rischiarava misteriosamente la camera. Poi sono tornato nel gabinetto azzurro, le ho fatto accendere tutte le candele e l'ho mandata per una bottiglia di Falerno.

L'attendevo sdraiato sul divano in una posa eccessivamente sultanica. Ella rientrava poco dopo colla bottiglia stappata e un bicchiere, seminuda entro quello scialle nero, orlato di tenui ricami rossi Lo scialle vestivala tutta. Io la guardava pensando a una Orientale di Hugo, mentre ella non osava versarsi il Falerno, cogli occhi intenti nel mio volto come Turco il mio mastino.

Cominciava ad essere ubbriaca. Quella vergine mascherata da baccante e quella passione tuttavia bambinesca nella violenza mi facevano sullo spirito l'effetto della spuma dello sciampagna sul palato, mentre l'odore delle candele e dei vasi mi avvolgeva e Namouna si disponeva ad adorarmi come un Dio.

Il suo linguaggio si accentuava in un palpito, si smorzava in un sospiro, svaniva in un pallore: aveva tutta l'eloquenza delle parole e il fascino del silenzio. Come lo comprendevo! Mi lasciavo adorare: l'orgoglio, come una serpe ai primi raggi del sole, mi cresceva dentro al petto per cento lubriche spire: un calore mi saliva per tutte le vene, mi sentivo la corona sul capo, mi vedevo una donna ai piedi; non era il mio sogno?

Se le foglie delle rose si fossero convertite in foglie di alloro, se Namouna si fosse mutata in una regina, quel gabinetto moderno in una sala antica, quel divano di palissandro in un divano di corallo, quello scialle di Milano in una clamide greca, il mio corpo secco e peloso in quello bianco e levigato di una statua Sulla porta di un cimitero di giustiziati sta questa iscrizione:.

Lavoro, “il 61% dei giovani italiani pronto a emigrare per cercarlo all’estero”

Incomprensibili ore di vita, che il tempo sembra aver rubato ad un'altra e che passano nella nostra, come un uccello dell'equatore per una contrada nebbiosa d'Inghilterra: inestimabili diamanti travolti nei ciottoli di un ruscello montanaro! Vieni, Anselmo, ritorniamo pei sentieri di questa notte. Vedesti mai le capre inerpicarsi pei greppi a divorare le buccie degli sterpi incarogniti dal vento? Avevo lo spirito coraggioso, lessi, mi posi davanti al mio quadro. Volevo esprimere il pensiero della sua meditazione e vi sono quasi riuscito, poi una piega dell'abito mi ha costretto a gettare furiosamente il pennello.

Era l'ora del pranzo. Mi sono fatto servire da Namouna. Sellai io stesso Lina. Il sole era curvo sull'Appennino quando mi arrestavo sulla spianata dinanzi al tempio. Mi sovvennero i bei versi del Carducci:. Come la criniera e le redini sul collo di Lina, mi ondeggiavano i pensieri nella mente.

Andavo verso il casino di Mimy, quasi indifferente, e sentivo troppo questa indifferenza per crederci. Il sole calava raccogliendo mano mano i suoi raggi e l'ombra saliva per le falde dei colli: io e Lina inoltravamo a testa bassa. Avevano lasciato Giulietta ad aspettarmi. Carlo era serio fino alla tetraggine: la sua pelle dal colore dell'avorio ingiallito era passata all'altro dell'oliva acerba, mentre i suoi capelli ammutinati trionfalmente sotto il cilindro sembravano un manipolo di spighe sotto uno staio; Mimy ne rideva dondolandosi [] al suo braccio come un uccello sopra una fronda.

Una donna, prorompeva sdegnosamente, [] per una sordida sete di scandalo fugge coll'amante, infama il marito, disonora la vecchiaia de' suoi genitori, rovina due famiglie Non poteva contentarsi dell'amante senza lo scandalo?

E che ne sai tu avvocato, di questa sordida sete di scandalo, che spinse la Rina a rovinarsi invece di godersi quietamente e palesemente l'amante come le sue oneste amiche? Lo sai se non soffriva nella casa maritale? Quali passioni violente si agitavano nel suo corpicino delicato? Se prima del triste passo non abbia pesato tutte le tue ragioni ed altre ancora e nullameno si sia decisa? Quando un amico vi uccide bisogna ucciderlo: dente per dente, occhio per occhio — afferrarlo per la schiena e piantargli un pugnale nel cuore.

A queste parole pronunciate con certa esaltazione Carlo sorrise: gli accarezzavano l'intimo corruccio e mi approvava col cuore se non colla testa. Non sei di forza a lottare con quella donna: e poi non ti ama. Adesso si lascia corteggiare dal marchese Del Pino, quel biondino antipatico. Pare quasi che odii gli uomini e voglia innamorarli per godersi le loro torture. Uscii dal cancello, ma invece di avviarmi a casa feci il giro del piccolo bosco, fermandomi al cancello aperto quella sera fatale.

Era chiuso a catenaccio, colle sbarre vestite di spini: lo tentai inutilmente col piede.

The Years of Alienation in Italy

Nullameno avevo a passare. Se Mimy mi avesse visto in quella posizione ero perduto! Gli spini mi si avviticchiavano alle gambe; posavo sulla punta dei piedi tentando invano di levarne uno senza perdere l'equilibrio: ad ogni momento mille trafitture col pericolo [] di lacerar i calzoni: pensavo anche ai calzoni. Mi cimentai, levai un piede, traballai, stetti quasi per cadere, mi stracciai le mani; fu un momento di angoscia, cadendo potevo far rumore, e sebbene il bosco fosse deserto Studiavo l'ombra e il silenzio, le fisonomie degli alberi; giunsi al mio ippocastano: ristetti.

La finestra del salottino di Mimy era aperta e sotto essa l'inferriata, un'altra volta salita, nereggiava nella tenebra. Ero dunque al buio nel salottino di Mimy: respirai [] di soddisfazione, poi fremetti.


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Se Giulietta fosse entrata in quel punto e travedendomi avesse gridato dallo spavento Alzandomi inciampai in uno sgabello, che ebbe la gentilezza di non rovesciarsi: proseguii, giunsi all'uscio, era chiuso. Girai la smaniglia: era chiuso a chiave e sapevo la serratura a scrocco. Presi a voltarla lentamente: ogni percossa del congegno martellavami le tempia: apersi, rinchiusi colla smaniglia: ero nella sua camera. Buio assoluto, tutto chiuso: accesi uno zolfanello. Ebbene, Anselmo, nulla al mondo mi aveva ancora dato la sensazione di quella luce in quella camera dalle pareti in lilla, colle tende bianche e l'aria verginale.

Faust ha ragione: la mano trema scoprendo il letto dell'amata. Se avessi sorpresa a dormire Mimy Decisi di sdraiarmivi sopra, e spolverati accuratamente gli stivali in quel buio mi vi allungai, affondando la testa nei cuscini. Chiusi gli occhi. Il letto a molle cedeva troppo sotto il mio peso troppo grave: da tutti i drappi si sprigionava un odore sottile, le trine mi entravano nei capelli, mi pareva che il cortinaggio si chinasse per riconoscermi, l'ombra mi accarezzava Ero ubbriaco.

Che cosa mi aveva fatto per trattarla a quel modo, entrarle in camera, entrarle nel letto come un ladro, e chi sa quale spavento proverebbe scoprendomi? Povera donna! Guai a chi sorge, a chi brilla! Povera Mimy Il pensiero del dolore, che le avrei dato, m'inteneriva; il mio amore le sarebbe passato sul cuore come un bracco inzaccherato sopra un cuscino di seta bianca Povera Mimy, povero e tristo Giorgio!

Ero sempre sdraiato sul letto, Mimy tardava: m'impazientivo. Che cosa faceva dunque? Volevo quasi crederlo, ma v'era troppa languidezza nel suo atteggiamento, e allora m'avrebbe adorato! Furono pochi secondi: mosse al letto. Mi venne questa idea.

Ella si considerava melanconicamente, almeno mi parve. In faccia alla catastrofe avevo riacquistato il mio sangue freddo: il libertino dominava l'artista, lo scettico il poeta. Chi sa che questo non dissipi il suo cattivo umore: io in camera vostra, il letto disfatto, voi quasi in camicia Mi sono arrampicato sull'inferriata, poi gettando questa sciarpa, sul ferruccio del davanzale ho dato la scalata: vi [] confesso, non senza pena. Adesso vi ho spiegato tutto. Allora mi alzai e pigliando il largo per non spaventarla andai alla porta, ne trassi la chiave, chiusi e gliela presentai.

Vi sorprendo o meglio mi sorprendete nella vostra camera e vi agitate: avete ragione, lo avevo preveduto, ma avete troppo spirito per esagerare questo convulso. Ho giurato d'amarvi e mantengo la parola. Se mi odiate: ebbene volete uscire? Vi sorprendo come un assassino — e sia, per voi sono pronto a diventarlo. Siete bella, ma alla vostra perfezione manca una corona, l'amore. La vita passa — tu credi forse che un giorno senza amore sia un giorno passato? Trasfigurato alla mia coscienza, m'inebbriavo di me e di lei, alla quale dovevo questa trasformazione momentanea.

Lasciatemi, ve ne prego, e tentava di staccarmi le mani, che l'avevano afferrata. Non mi perdonerei mai di averti costato una lagrima.

Ma dunque mi odii molto! Non mi ami?

source url Mi premevo le sue mani al petto appressandole il volto al seno tumultuante. Stavo in ginocchioni col petto nei suoi ginocchi; l'odoroso tepore del suo corpo passando nel mio e raddoppiandosi formava intorno a noi un'ardente atmosfera. Febbricitante, inconscio mi ubbriacavo colla sua angoscia, assaporavo i suoi fremiti, libavo i suoi brividi — povera e stupenda fanciulla! La sollevai come una bambina adagiandola sul letto. Un fatale prestigio spirava da quel corpo quasi morto, da quelle labbra bianche, da quelle palpebre abbassate, mentre le stracciavo l'ultimo velo, tenendole gli occhi alla faccia: inebbriante e dolorosa profanazione!

Dovrei fermarmi qui e non posso.